KATMANDU ( italiano)

2015

L’opera Katmandu è ancora legata al periodo più figurativo di Konopka, infatti è evidente l’immagine dell’uomo seduto, un anziano nepalese assorto nella sua preghiera quotidiana, un’immagine comune e nella memoria, di chiunque visiti i luoghi sacri di quegli incantevoli posti lontani. L’artista appare rapito dalla semplicità del gesto, dalla concentrazione e attenta cura con la quale l’uomo si dedica al suo compito, eppure comincia a emergere forte dallo stile di Konopka, la componente emotiva, più prorompente, più impellente, inarginabile e capace di trasformare l’atto creativo in una manifestazione del sé più intimo, più interiore. Il cammino verso l’Espressionismo diventa più incisivo in questo dipinto, e comincia a mescolarsi con la necessità di astrazione dai confini netti e definiti della realtà osservata, sinergia che si svela con le linee che Konopka imprime sulla tela passandovi il pennello dopo aver realizzato l’immagine di base, come a voler suggerire che ciò che si sente è molto più importante di ciò che si vede. La base del ricordo, anche quando ripensa ai suoi pellegrinaggi nel mondo, è la sensazione, quel percepire tutto ciò che l’occhio non riesce a vedere perché è solo attraverso la connessione con la sensibilità che è possibile approfondire e ascoltare quanto tutto ciò che vediamo ha da dirci, trasmetterci, lasciarci per non farsi dimenticare.

Marta Lock – critica d’arte, romanziera, aforista, saggista, recensionista, e scrivo di socio-psicologia

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